Clara Heteny
recensioni
“Le sue pitture sono calme, sembrano dipinte a mezzogiorno, secondo un itinerario silenzioso e e tenace fino a arrivare a una espressione pittorica raffinata di colore e di materia, ed alla comprensione di se stessa. Si scopre nel tracciato nobile delle sue costruzioni, il punto di partenza per il sensibile e l’immaginario. Le sue case sono motivo fugace per l’aereo, l’intoccabile, il sacro. Riuscendo sempre a esprimersi nel suo operare variato su uno stesso tema, Clara Heteny mi ricorda le parole di Goethe: “traccia un cerchio attorno a te e scava a fondo”.
ALBERTO GRECO, pittore argentino – San Paolo – 1958
“…si distingue per la sua grazia, per la chiarezza delle sue composizioni, per questa ingenua allusione alla realtà in cui vive. La tempera diluita la aiuta ad accentuare con le sue trasparenze la delicatezza dei suoi temi.”
ELENA POGGI – “El Nacional” – Buenos Aires – 1958
… la bellezza del colore gentile, la delicata soluzione geometrica di costruzione e paesaggi dei suoi quadri, mi rammenta Morandi, pittore a me tanto caro.
PROF. KURT PINTHUS – Columbia University – 1961
…questi dipinti impressionano per l’unità della concezione, fanno pensare alle lezioni di Carrà e di Morandi. Il semplice, il più semplice dei motivi architettonici italiani, geometricamente inserito nella superficie del quadro, è delicatamente trasformato, poetizzato con colori trattenuti, luminosi: un soffio di colori.
K.D. – “Stuttgarter Nachrichten” – 1967
Rapporti tra superfici di chiara geometria dominano nei paesaggi della pittrice Clara Heteny, esposti all’Istituto delle Relazioni con l’Estero. Temi del Sud – paesi cappelle mulini barche – sono rappresentati in colori delicati, in composizioni obbiettivamente semplificate, suggerendo una atmosfera di calma e equilibrio. Queste composizioni che testimoniano qualità pittoriche molto notevoli, non fanno mai ricorso a motivi figurali: l’effetto pittorico, penetrantemente concentrato, nasce unicamente dalla cosa rappresentata, soprattutto facciate di case, viste da angoli prospettici diversi.
G.W. – “Stuttgarter Zeitung” – 1967
“Alla Galleria Moroni una mostra di raro splendore spirituale. Espone Clara Heteny e dobbiamo dichiarare che raramente ci è accaduto di rimanere conquistati in modo così totale da una grazia tanto disancorata dai pesi della realtà che si richiama solo per trasparenze e allusioni secondo una tastiera appena accennata di temi che ritroviamo ricomposti in musica piena nell’anima nostra.
È la pittura più solare e raffinata, più fantastica e tuttavia più comprensibile, più ingenua e più sapiente che ci è stato dato vedere in questi anni. Oltre tutto c’è una essenzialità costruttiva che coincide con la poesia, una gentilezza che si traduce in un canto a bocca chiusa, un riflesso di terre lontane che non ha mai nulla di folcloristico. È un’unità di concezione, un organicità di dettato da rendere ogni tema sull’eco dell’altro così come il gusto delle geometrie porta le immagini a specchio di una astrazione che non esclude il racconto, ma non ha bisogno di parole. Ha già tutto in se stessa nell’esaltazione delicatissima delle trasparenze, nel filo che svolge una purezza di disegno, ridotta a quelle leggi eterne che sono l’anima dell’armonia delle cose.
L’originalità di Clara Heteny consiste dunque nella dominazione del soggetto che è solo occasione a trascrivere sulla tela il riflesso di una interiore contemplazione. L’oggetto: casa, campagna o paese, è solo il mezzo di questo suo messaggio, affinato come uno strumento indicibile, che esalta l’apparente povertà dei mezzi con una incomparabile e durevole ricchezza di suscitazioni liriche e la castità del linguaggio con una risonanza di echi che ci inseguono entro di noi come usciti dalla matrice di parole nostre dissepolte dall’immobilità di silenzi infiniti e fatte vive dal vento inatteso di un’ala ignota.
La pittura di Clara Heteny è su un così alto vertice da rendere possibili tutte le convergenze. Infatti mai come difronte ai suoi quadri ci è accaduto di sentire l’inutilità delle distinzioni fra pittura astratta e pittura figurativa e fra critica pura e critica inficiata di decadimenti letterari. Perchè il mezzo è una pittura autentica senza altri aggettivi e il fine un momento di poesia che specchia il tempo fuor del tempo. E a questo tendono tutte le arti: anche quella della parola.
La sua originalità sta nella riscoperta di un candore che si svela immediatamente autentico e in forza del quale la colorazione bassa desunta da una tavolozza senza sgargi assume uno splendore che non è tanto nell’intensità della luce quanto nella sospensione arcana che le sue immagini evocano.
La sua semplicità è una conquista della poesia come per i mistici antichi il maggior tesoro era la conquista della povertà.”
ALFIO COCCIA, critico – Milano – 1967
Niente di più preciso dell’aggettivo “solare” serve a definire la pittura di Clara Heteny: un sole alto, meridiano, in un cielo terso brucia sopra tetti e case, arde su paesaggi deserti.
In altre sue opere, il sole, presente con la sua azione, è però visualmente assente. Di queste tempere e disegni invece che la pittrice ora ci presenta, il “sole” stesso è divenuto protagonista: il sole simbolo di forza universale, il sole fonte di energia vitale per tutti e per tutto, il sole ruota del tempo, il sole spirale del divenire.
Ci troviamo difronte a una visione emblematica di cui dobbiamo penetrare il mistero e scoprire il messaggio, per essere accolti, per partecipare anche noi di questa “solarità” antica come l’universo e sempre nuova, vitale, futura.
Clara Heteny serenamente ci prende per mano con la sua pittura chiara, col tocco pulito del suo pennello preciso, col segno deciso dell’intuizione grafica e ci riporta, sereni dall’ombra alla luce radiante del “sole”.
MAURO FRANCINI – Milano – 1972